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Comunicati stampa - 2013

GLI INSULTI A CATERINA SIMONSEN. NO A STRUMENTALIZZAZIONI

 28/12/2013

Le offese e gli auspici di morte lanciati da alcuni utenti di Facebook nei confronti di Caterina Simonsen, rea di essersi pronunciata a favore della sperimentazione animale, non appartengono alla cultura laica e nonviolenta del pensiero radicale, né rendono onore ai principi di rispetto ed empatia che tanto contano all’interno del movimento per la liberazione animale: pertanto ce ne dissociamo senza riserve. Riteniamo tali offese incivili e brutali, tanto odiose quanto prive di valore politico. Non smette mai di stupire, del resto, la prontezza con cui i media e persino alcuni esponenti politici abbiano strumentalizzato ai danni dell’intero movimento antivivisezionista gli sfoghi irrazionali dissennatamente dati in pasto alla Rete di qualche anonimo internauta alle prese con le proprie frustrazioni.

Maria Giovanna Devetag – Segretaria di Parte in Causa
Gabriele Ceccarelli – Tesoriere di Parte in Causa



SPERIMENTAZIONE ANIMALE: RICHIESTA AI MINISTRI AUDIZIONE IMPARZIALE E RISPETTO DELLA COSTITUZIONE

06/12/2013

Il Tesoriere di “Parte in Causa” Gabriele Ceccarelli, il Segretario di “Radicali Ecologisti” Fabrizio Cianci, il Presidente Onorario di “Lega per l’Abolizione della Caccia (ONLUS)” e Presidente Onorario di “Parte in Causa” Carlo Consiglio, Il Segretario di “Parte in Causa” Maria GIovanna Devetag, il Presidente della “LAV – Lega Antivivisezione” Gianluca Felicetti, il membro del Direttivo di “Radicali Ecologisti” Carlo Gandolfo, il Presidente di “Parte in Causa” Simone Lelli, il CEO di “I-Care International Center for Alternatives in Research and Education” Massimo Tettamanti, la responsabile del “Settore Nuovi Diritti CGIL Nazionale” Maria Gigliola Toniollo oggi hanno inviato al Presidente del Consiglio Enrico Letta e a ministri, parlamentati e Presidenti di Commissione una lettera per richiedere che:
  • 1) nel caso in cui il Governo e le Commissioni optino per un’audizione di ricercatori ed esperti della materia prima di emanare i decreti attuativi della legge di recepimento della direttiva europea (Legge n. 96/13, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, serie generale n. 194 del 20.08.2013) in materia di sperimentazione animale, vengono auditi anche ricercatori ed esperti che esprimono posizione contraria alla sperimentazione animale;
  • 2) il Governo, in ogni caso, legiferi nel rispetto dei principi e dei criteri direttivi espressi nella legge, come previsto dalla Costituzione. 

Di seguito il testo della lettera inviata:


Alla cortese attenzione Del Presidente del Consiglio, Enrico Letta,
Presidente della Camera dei deputati, on. Laura Boldrini,
Presidente del Senato, sen. Pietro Grasso,
Del Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin,
Del Ministro per gli Affari Europei, Enzo Moavero Milanesi,
Presidente Commissione Affari Sociali, on. Pierpaolo Vargiu,
Presidente Commissione Affari costituzionali,della Presidenza del Consiglio e interni, on. Paolo Francesco Sisto,
Presidente Commissione Igiene e Sanità, sen. Emilia Grazia De Biasi,
Presidente della Commissione Affari Costituzionali, sen. Anna Finocchiaro,
Presidente della 14° Commissione Permanente Politiche dell’Unione Europea al Senato, sen. Vannino Chiti,
Presidente della 14° Commissione Permanente Politiche dell’Unione Europea alla Camera dei Deputati, on. Michele Bordo

Roma, 6 dicembre 2013

Illustrissimi tutti,

La Direttiva 2010/63/UE sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici è stata recepita dal Parlamento Italiano con Legge n. 96/13, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, serie generale n. 194 del 20.08.2013, in vigore dal 04/09/2013;

Premesso che

  • l’articolo 13 della summenzionata legge di recepimento introduce alcune limitazioni rispetto a quanto espresso nella Direttiva 2010/63/UE, nella fattispecie: il divieto di utilizzo di animali per gli xenotrapianti e per le ricerche su sostanze d’abuso; allo stato attuale il decreto attuativo non è stato ancora emanato ma dopo il CDM del 21 u.s., è passato alle Camere per il parere;
  • il segretario dell’Associazione Luca Coscioni, Filomena Gallo, il professor Michele De Luca, co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni, e il professor Cesare Galli, Consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni, hanno inviato a molti di Voi una richiesta di audizioni di ricercatori e esperti della materia, italiani e stranieri, prima dell’emanazione del suddetto decreto attuativo della legge di recepimento della direttiva europea;

 Considerato che

  • in base all’art. 76 della Costituzione, l’esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principi e criteri direttivi. Tali principi e criteri direttivi nel caso di specie sono quelli contenuti nell’art. 13 della Legge n. 96/13, che il Governo è tenuto a rispettare;
  • ’iniziativa popolare europea STOP VIVISECTION, di recente conclusa, ha raggiunto e superato l’obiettivo di 1 milione di firme raccolte, di cui 570.400 provenienti dall’Italia;
  • tutte le più recenti scoperte in campo etologico, biologico e neurobiologico concordano nel ritenere che gli animali siano dotati di caratteristiche atte a renderli capaci di esperire molte forme di sofferenza fisica e psichica che in precedenza si ritenevano proprie solo della specie umana;
  • numerosi scienziati e ricercatori in tutto il mondo sostengono che il modello animale sia scarsamente predittivo e vada abbandonato al fine di meglio tutelare la salute umana;

chiediamo

  • che, nel caso il Governo, le commissioni parlamentari, optino per un’audizione di scienziati ed esperti della materia, nel rispetto delle diverse posizioni e nell’auspicio di un confronto serio e imparziale, siano auditi anche ricercatori, professori ed esperti della materia, sia italiani che stranieri, che esprimono posizioni contrarie alla sperimentazione animale;
  • che, in ogni caso, il Governo legiferi nel rispetto dei principi e criteri direttivi espressi nella Legge n. 96/13, come previsto dalla nostra Costituzione.

Restiamo in attesa di riscontro,

Gabriele Ceccarelli, Tesoriere di Parte in Causa – Associazione Radicale Antispecista
Fabrizio Cianci, Segretario di Radicali Ecologisti
Carlo Consiglio, Presidente Onorario di Lega per L’Abolizione della Caccia e Presidente Onorario di Parte in Causa – Associazione Radicale Antispecista
Maria Giovanna Devetag, Segretaria di Parte in Causa – Associazione Radicale Antispecista
Gianluca Felicetti, Presidente della LAV – Lega Antivivisezione
Carlo Gandolfo, membro del Direttivo di Radicali Ecologisti
Simone Lelli, Presidente di Parte in Causa – Associazione Radicale Antispecista
Massimo Tettamanti, CEO di I-care International Center for Alternatives in Research and Education
Maria Gigliola Toniollo, Responsabile del Settore Nuovi Diritti presso CGIL Nazionale



IL CANE MORTO STRANGOLATO A ROMA. “PARTE IN CAUSA” E “PER ANIMALIA VERITAS” SPORGONO DENUNCIA ALL’AUTORITÀ GIUDIZIARIA


13/09/2013

L’Associazione Radicale Antispecista “Parte in Causa” e l’Associazione “Per Animalia Veritas” hanno depositato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma una denuncia querela congiunta contro ignoti per il reato di cui all’art. 544 Ter CP (maltrattamento di animali) 328 CP (omissione di atti di Ufficio) e per ogni altro reato ravvisabile nelle condotte relative all’episodio del cane morto per strangolamento la sera di domenica 8 settembre nel quartiere di San Basilio. Diversi articoli apparsi sulla stampa in merito alla vicenda, una registrazione video e infine diverse testimonianze di persone presenti consentono di effettuare una ricostruzione abbastanza dettagliata degli eventi. Un testimone ha registrato un video che documenta la lenta e atroce agonia del cane permettendo di rilevare come non solo nessuno dei presenti sia intervenuto per cercare di salvarlo dallo strangolamento allentando la corda che lo teneva legato all’inferriata, ma che alla richiesta di poter soccorrere l’animale avanzata da alcuni testimoni sia stato opposto esplicito divieto da parte degli stessi poliziotti che l’avevano immobilizzato. Da rilevare anche il mancato intervento del veterinario della ASL competente, su cui si chiede venga fatta piena chiarezza.

Pur comprendendo appieno la necessità di immobilizzare il cane in una situazione di emergenza allo scopo di impedire ulteriori aggressioni da parte dell’animale, non si può non rilevare come le condotte degli agenti di polizia si presentino assolutamente sproporzionate rispetto al pericolo da fronteggiare. E’ evidente, infatti, la sussistenza di valide alternative (rispetto all’adozione e al mantenimento di un cappio soffocante) assai meno cruente ed idonee ad ottenere il medesimo scopo.

Non si può ricorrere, dunque, allo stato di necessità, difettando appieno nel caso di specie il requisito dell’”inevitabilità” delle lesioni e delle sevizie a cui è seguita la prevedibilissima morte del cane; tanto più che, a quanto consta, la condotta lesiva risulta tutt’altro che istantanea o momentanea essendosi protratta per diversi minuti se non addirittura ore.

E’ ravvisabile, inoltre, in base a quanto emerso, il reato di cui all’art. 328 c.p. nei confronti del medico-veterinario – ancora da identificarsi – che ha rifiutato indebitamente il suo intervento in riferimento ai gravi fatti occorsi.

Per i motivi sovraesposti le due associazioni chiedono all’autorità giudiziaria di procedere nei confronti degli agenti di polizia da identificare e del medico veterinario da questi contattato in relazione ai reati sopracitati, nonché nei confronti di quanti abbiano eventualmente in essi concorso.

Le due associazioni si riservano inoltre la possibilità di costituirsi parte civile in un eventuale procedimento.

 Maria Giovanna Devetag
Segretaria di “Parte in Causa”

Barbara Balsamo
Presidente di “Per Animalia Veritas”


“NULLA DA OBIETTARE?”: SEGNALATI ALLA PROCURA DI ROMA I CASI DI INADEMPIENZA

27/07/2013

A seguito dell’invio da parte dell’Associazione Parte in Causa di 11 lettere di diffida a Presidi di facoltà e Direttori di istituti di ricerca romani legittimati a praticare sperimentazione animale e riconosciuti inadempienti nell’applicazione della legge 413/1993 sull’obiezione di coscienza alla vivisezione, scaduto il termine di 30 giorni entro il quale si erano invitati i suddetti a porre rimedio alla situazione di illegalità che le istituzioni da essi rappresentate palesavano, i militanti di Parte in Causa, dopo ulteriori verifiche, hanno appurato che alcune di queste facoltà e istituti di ricerca non avevano risposto alla diffida o lo avevano fatto in modo insoddisfacente.

L’associazione ha dunque provveduto a segnalare i fatti alla Procura di Roma, ritenendo, aldilà di ogni ragionevole margine di dubbio, che essi abbiano integrato il reato di omissione di atti d’ufficio (art. 328, co. 2, c.p.) e chiedendo ad essa di procedere per ripristinare lo stato di legalità e per restituire ai cittadini un loro diritto negato.

Maria Giovanna Devetag



L’AZIONE DEI "CENTOPERCENTOANIMALISTI" ALLA MANIFESTAZIONE DI PRO-TEST ITALIA

03/06/2013

L’Associazione “Parte in Causa” condanna senza mezzi termini l’azione squadrista e intimidatoria di un gruppo di sedicenti animalisti che, il 1 giugno scorso a Milano, sono intervenuti a disturbare a mezzo di slogan violenti e insulti la manifestazione a favore della sperimentazione animale organizzata dall’associazione Pro-test Italia.

“Parte in Causa” ripudia l’uso di metodi di espressione del dissenso che, oltre ad essere del tutto incompatibili con la tradizione di nonviolenza alla quale da sempre si ispira, sono anche oltremodo controproducenti ai fini della promozione di un dibattito serio e informato sulla liceità dell’utilizzo di animali nella ricerca.

Maria Giovanna Devetag



UNA LETTERA DI DIFFIDA A PRESIDI E DIRETTORI DI FACOLTA' ROMANI APRE LA CAMPAGNA  “NULLA DA OBIETTARE?”

27/04/2013

Qualche giorno fa l’Associazione Radicale Antispecista “Parte in Causa” ha inviato a Presidi e Direttori di 11 facoltà e istituti di ricerca romani una lettera di diffida per chiedere l’applicazione  della legge 413/1993, “Norme sull’obiezione di coscienza alla sperimentazione animale”; già due di essi hanno risposto, impegnandosi, come loro richiesto, a far fronte entro 30 giorni alla situazione di illegalità dell’istituzione che rappresentano.
Ha così preso avvio “Nulla da obiettare?”, campagna di iniziativa legale con cui Parte in Causa intende far sì che in Italia sia effettivamente garantito agli studenti e ai ricercatori il diritto di esercitare obiezione di coscienza alla sperimentazione animale: tale diritto, reso esplicito nel 1993 da una p.d.l. presentata dai Verdi in Parlamento ed approvata quasi all’unanimità in Commissione dopo un iter brevissimo, è da sempre vittima di un tacito ostruzionismo delle Università italiane e costantemente calpestato dalla stragrande maggioranza di esse (1) .
In particolare, “la massima pubblicità del diritto”, un obbligo che la legge stessa prevede, non è quasi mai assicurata, con la prevedibile conseguenza che la stragrande maggioranza degli studenti e dei ricercatori semplicemente non è a conoscenza della sua esistenza; né sono predisposti i moduli da presentare per dichiarare obiezione.
Al primo atto della campagna, limitato al monitoraggio degli atenei romani, seguirà il suo ampliamento a tutti gli atenei e istituti di ricerca presenti sul territorio nazionale. E’ giunta l’ora che le università italiane pongano termine a una situazione di persistente illegalità non più tollerabile, e assicurino finalmente allo studente un diritto inalienabile che è diretta emanazione della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, testi ai quali la legge n. 413 del 1993 fa esplicito riferimento intendendone fornire una concreta applicazione. E’ parimenti giunta l’ora che il dogma scientista dell’insostituibilità della sperimentazione animale cominci a essere messo in discussione attraverso l’offerta di massima tutela giuridica a chi, nel pieno e legittimo esercizio della propria libertà di coscienza, decida di opporvi rifiuto.

(1) L’applicazione della l. 143/1993 è dettagliatamente analizzata nel “Rapporto sull’ostruzionismo dell’università italiana alla legge sull'obiezione di coscienza alla vivisezione” (Chierici/ Mamone Capria, Fondazione Hans Ruesch, 2012).

“Parte in Causa” – Associazione Radicale Antispecista


LA CAMPAGNA PUBBLICITARIA “CHI MANGI OGGI” E LA REAZIONE DEL GARANTE DELL'INFANZIA

4/04/2013

A seguito della campagna “Chi mangi oggi”, promossa da alcune associazioni vegane e ritraente una bambola confezionata come prodotto alimentare, si è opposta la sdegnata reazione del garante dell’infanzia della regione Toscana che, prospettando esplicitamente l’interessamento della Procura della Repubblica di Grosseto, invoca la possibile violazione dell’art. 15 della l. 47/1948, recante “Disposizione sulla stampa” che, rimandando all’art. 528 del codice penale, punisce le “pubblicazioni a contenuto impressionante o raccapricciante”.

Il tema non è, dunque, condividere o meno il contenuto del messaggio ovvero la scelta comunicativa di impatto, il c.d. shockvertising,  ma  piuttosto stabilire se la pubblicità in oggetto sia tecnicamente criminale in base alle norme citate,  posto che, secondo le parole del garante,  “pur in assenza di una legge che punisca campagne di questo tipo” ci si troverebbe di fronte a una “palese violazione dei diritti umani fondamentali” che necessiterebbe l’immediato intervento della magistratura requirente.  Si denuncia, dunque, sia la possibile integrazione di un reato, sia nel contempo, infierendo sulla logica, una palese lacuna legislativa sul piano punitivo che comprometterebbe niente di meno che il godimento dei diritti fondamentali della persona.

Ebbene, nel caso di specie non è il fatto o l’immagine in sé, cioè la bambola riportata nella campagna, ad essere “incriminata”(come potrebbe esserlo del resto?!), ma il potere evocativo di quest’ultima che, attraverso il richiamo visivo ad un essere umano, dà pregnanza alla didascalia riportata a fianco: “gli animali non sono cose. Quando li mangi o li sfrutti, mangi qualcuno. Non qualcosa. Diventa vegan.” In tal modo, si vuole non tanto punire l’immagine ripresa nella sua essenzialità, ma la pretesa “oscenità” di un messaggio che punta a far riflettere sulla soggettività dell’animale e su un’abitudine alimentare inveterata come quella che, prevedendo il consumo di carne, costa il sacrificio di milioni di esseri senzienti ogni anno.

Inoltre, non si vede in alcun modo come si rechi offesa a quello che la Corte costituzionale ha riconosciuto – nella diversità di concezioni etiche - come il limite del “rispetto della persona umana” individuato dall’art. 15 succitato quale unico paletto al diritto fondamentale alla libera manifestazione del pensiero: l’intento dalla campagna  è, al contrario, proprio quello di  esaltare la dignità stessa dell’uomo, elevando quella animale da oggetto a soggetto, e così esprimere in termini volutamente provocatori un orientamento presente nella società e nel dibattito filosofico contemporaneo alla voce “antispecismo”. Non è, insomma, l’offensiva pubblicitaria di una lobby di cannibali a essere in discussione!

In conclusione, a prevalere nelle parole del garante sembra essere una logica illiberale che elide il merito e invoca il codice penale come uno spauracchio per reprimere una semplice idea che, per quanto si possa ritenere da pochi o molti offensiva e disdicevole, non può in alcun modo essere proibita in una società che si voglia aperta e democratica.

“Parte in Causa” – Associazione Radicale Antispecista
Per Animalia Veritas



DIMISSIONI DI ELISABETTA ZAMPARUTTI, PRESIDENTE ONORARIO DI PARTE IN CAUSA: DICHIARAZIONE DEL SEGRETARIO MARIA GIOVANNA DEVETAG

4/02/2013

Comunico che a seguito di una nota in cui dichiaravo, a titolo strettamente personale, che non avrei votato per la lista Amnistia Giustizia e Libertà alle prossime elezioni politiche, l’On. Elisabetta Zamparutti ha ritenuto opportuno prendere le distanze da me e dall’Associazione Radicale “Parte in Causa” di cui sono segretaria, rassegnando le dimissioni da Presidente Onorario della medesima e accusando la sottoscritta di assumere posizioni illiberali.
Spiace constatare innanzitutto come l’associazione “Parte in Causa” venga coinvolta in maniera del tutto immotivata, avendo io specificato che parlavo a titolo personale, e spiace ancor di più constatare come per alcuni componenti dell’attuale dirigenza sembri non valere più la regola libertaria che ha sempre caratterizzato la galassia radicale: ovvero la libertà di ognuno di noi di compiere in totale autonomia e libertà di coscienza le proprie scelte elettorali.

Maria Giovanna Devetag



SCIOPERO DELLA FAME A STAFFETTA INDETTO DA PARTE IN CAUSA, IN APPOGGIO ALL'INIZIATIVA NONVIOLENTA DI DAVIDE BATTISTINI: LA REGIONE EMILIA ROMAGNA VIETI L'USO DELLA CATENA PER I CANI


26/01/2013

L’Associazione Radicale Antispecista “Parte in Causa” aderisce all’iniziativa nonviolenta dell’attivista per i diritti animali Davide Battistini, in sciopero della fame dal 01/01/2013 per chiedere che la regione Emilia Romagna, in ragione della propria competenza, definisca in termini espliciti il divieto circa l’uso della catena per i cani.

 

È opportuno ricordare che la condotta stigmatizzata da tale lotta nonviolenta, nei casi più gravi e penosi, sia già, rebus sic stantibus, sussumibile nel quadro del reato di maltrattamento di animali: nel 2003, la Corte di Cassazione ha stabilito, a tale proposito, che “… non è richiesta la lesione fisica all’animale, essendo sufficiente una sofferenza, poiché la norma mira a tutelare gli animali quali esseri viventi capaci di percepire con dolore comportamenti non ispirati a simpatia, compassione ed umanità” (C. Cass., sez. V, 03/12/2003, n. 46291/2003).

A ciò si aggiunge, in via sussidiaria, per quanto riguarda la regione Emilia Romagna, la l.r. 5/2005, la quale, nell’ambito delle proprie competenze, definisce un quadro di responsabilità più stringente a carico di chi detiene un animale da compagnia, specificando l'obbligo per il detentore di assicurare “un adeguato livello di benessere fisico ed etologico”, nonché quello di garantire “un’adeguata possibilità di esercizio fisico”.

 

Tale adeguatezza, com’è evidente, non può, in alcun modo, essere riscontrata in una condizione che, prevedendo l’uso abituale di catene, genera di per sé la frustrazione e la mortificazione dell’animale cui vengono di fatto negate necessità basilari quali il movimento e la socialità: pertanto i regolamenti provinciali e/o comunali che permettono diffusamente l’utilizzo di catene et similia tradiscono lo spirito e viepiù la lettera delle norme sopra enunciate, sì da determinare una palmare contraddizione con fonti di rango superiore.

 

Sennonché la Giunta della regione Emilia Romagna ha il potere, come già evidenziato da Battistini, di porre argine al contrasto delle disposizioni in esame adottando i provvedimenti all’uopo, in direzione di una rapida armonizzazione in senso restrittivo dei regolamenti, così da rispondere alle esigenze di movimento e socialità degli animali in quanto esseri senzienti.

 

Per queste ragioni, alla ricerca di un dialogo con le autorità della regione Emilia Romagna e in aiuto di esse perché rispettino le proprie stesse leggi, l’Associazione Radicale Antispecista “Parte in Causa” indice uno sciopero della fame a staffetta tra i propri iscritti a partire dal giorno 27/01/2013, per chiedere che le istituzioni interessate dall’appello di Battistini, in primis la Presidenza della regione Emilia Romagna, si rendano disponibili ad un incontro per discutere del problema.


Maria Giovanna Devetag, segretario di Parte in Causa

Testo della lettera inviata al Presidente della regione Emilia Romagna Vasco Errani